Nel 2008 aveva sfiorato la vittoria al Premio Strega con Il buio del mare (Giunti), entrando nella cinquina finalista. A distanza di 8 anni, trasferito a Princeton e con una cattedra al College of New Jersey, Ron Kubati torna in libreria con un nuovo romanzo e una nuova storia dedicata alla sua Albania.

Si intitola La vita dell’eroe, la nuova fatica letteraria dello scrittore di Tirana, esponente di spicco di quella letteratura della migrazione che ha portato alla ribalta, nel corso degli ultimi venti anni, le penne più brillanti del “Paese delle Aquile”.

Questa volta Kubati ha voluto raccontare una pagina spesso trascurata della storia della sua patria, andando a ricostruire, attraverso le gesta di un eroe partigiano, le vicende che hanno caratterizzato la nazione balcanica nel corso degli anni Quaranta, a cavallo tra il secondo conflitto mondiale e l’instaurazione del regime comunista.

Il romanzo è in distribuzione in tutte le librerie d’Italia e negli store digitali dal 21 aprile e sarà presentato ufficialmente a New York, il prossimo 29 aprile, alla Casa Italiana Zerilli- Marimò, nell’ambito del Pen World Voices Festival.

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IL LIBRO

– Sami, o çun, – gli disse, sottolineando il termine çun,  ragazzo, in certi casi anche figlio. – Dopo la guerra, scivola nell’ombra. È l’unico modo per vivere in pace. Se non lo fai, beh… allora spara sempre prima che sparino a te. Anche se, un giorno, qualcuno sarà più veloce. Qualcuno più veloce c’è sempre. È solo questione di tempo.

L’occupazione fascista, la guerriglia partigiana e poi l’instaurazione di un governo comunista. Nel giro di pochi anni, a metà del XX secolo, l’Albania viene attraversata da radicali cambiamenti che incidono profondamente sul tessuto sociale e culturale, trasformando la nazione da paese feudale, tradizionalista e religioso, in uno stato laico dove anche le minoranze a lungo sottomesse sono in cerca di una rapida emancipazione.

È nel contesto di questa intensa fase che si svolge la vicenda di Sami Keçi, l’eroe del titolo. Rampollo di una famiglia benestante di Tirana, Tomtuleri, come viene soprannominato dai compagni con il nome storpiato di un famoso attore di quegli anni, ben presto si unirà alle file dei partigiani, divenendo uno degli esponenti di spicco della resistenza; al suo fianco l’amico di sempre, Demi, e la sorella di questo, Ana.

La guerra porterà scompiglio nelle vite dei tre personaggi, sconvolgendole nel profondo: nel turbine degli eventi e delle emozioni che questi alimentano, l’amore impossibile e clandestino di Sami e Ana e l’amicizia con Demi verranno travolte. Al termine della guerra per l’eroe si aprirà una nuova fase della sua storia, nel cuore dei servizi segreti del governo comunista, e nel tentativo di sopravvivere a un matrimonio fallimentare attraverso la relazione con la jevg Vera. Nelle pieghe delle intricate vicende che caratterizzano la storia albanese del dopoguerra, nelle imprevedibili svolte nei rapporti tra la Jugoslavia di Tito, Stalin, la dirigenza comunista dell’Albania e i piani dell’Occidente di rovesciare il regime, si svolge la trama di questo romanzo intenso e delicato: Ron Kubati, con abilità e maestria, ci racconta una pagina spesso trascurata della storia del “Paese delle aquile”, una pagina che si scrive anche in Puglia nel sottobosco delle relazioni e delle trame degli esuli albanesi “reazionari”.

L’AUTORE

Ron Kubati è nato a Tirana. Nel 1991 è arrivato a Bari, dove ha conseguito una laurea e un dottorato di ricerca in Filosofia moderna e contemporanea. In Albania ha pubblicato la raccolta di poesie Midis shpresës dhe ëndrrës (Tra speranza e sogno,1992), mentre in Italia sono usciti i romanzi Il buio del mare (Giunti 2007) con il quale è entrato nella cinquina finalista del Premio Strega, Va e non torna (Besa 2010) ed M (Besa 2011). Ha scritto inoltre numerosi saggi e racconti apparsi in volumi collettivi e ha collaborato con riviste e quotidiani (“La Gazzetta del Mezzogiorno”, “la Repubblica” e “Internazionale”). Nel 2008 si è trasferito negli USA. All’Università di Chicago ha conseguito un Ph.D. in Italian Studies. Attualmente vive a Princeton. Di lui ha scritto Piersandro Pallavicini: «mai conciliante, mai ovvio, mai didascalico».

L’Ufficio Stampa

Besa Editrice

 

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